rockpolitik

il Foglio, preghiere senza vergogna

Un mio articolo apparso oggi per Linkiesta.

Camillo Langone, il dandy de noantri, colpisce ancora: nella sua “preghiera” del 23 agosto pubblicata sul il Foglio riesce, in appena 9 righe, a giustificare l’omicidio di una donna nigeriana perché “puttana” di professione, ad appiattire la categoria dei (e delle) “trans” in oggetti favolosi solo dopo il tramonto, e a paragonare queste e altre “categorie” a baldracche, battone e via dicendo.

Morale della preghiera, che solo un Dio (e un lettore) piuttosto idiota potrebbe ascoltare, è che non porteresti mai sull’altare, o dalla tua cara mamma, trans e baldracche e dunque, ci illumina il Langone, il meccanismo della vergogna – per quanto poco bello (che termini complessi che usa, questo dandy)– almeno trasmette una lezione di vita importante: se non porteresti al tuo ristorante preferito un trans, forse è meglio che eviti anche di scoparci.

9 righe di delirio assoluto in cui diverse persone – trans, prostitute (magari pure obbligate) e ragazze lapdancer – vengono dipinte come qualcosa di cui vergognarsi, buone solo ad un erezione al di là del tramonto, e dei perbenismi sociali. Ma dico io, il Foglio, diretto da quell’amante della vita di Giuliano Ferrara, che con la storia dell’aborto ci aveva massacrato il cervello, può davvero permettersi collaboratori che insultano così, gratuitamente, delle vite umane?

Socrate, nel dialogo platonico “Gorgia”, argomentava in favore della vergogna come entità teorica indispensabile della consapevolezza: il principio di ogni filosofia, diceva l’uomo che morì gustando una spremuta di cicuta, risiede in questo sentimento negativo solo in apparenza.

Ma lei, Langone, che parla di vergogna con nonchalance, quando pensa di svegliarsi dal torpore di un falso cinismo che, con la scusa di violare il moralismo, si è fatto solo amorale?

Penso ai trans e alla trans, a quanto sia difficile naufragare attraverso identità sessuali in migrazione in una società fallocentrica come la nostra … penso alle lucciole, che sperano in un futuro migliore mentre azionano meccanicamente i flaccidi genitali dei dandy con moglie e figli e mi chiedo, ma non è che il vero problema di questo paese non sia tanto il vilipendio economico, ma quello morale?

Non è che, come diceva Sciascia, con la scusa a voler essere profondi poi, si è sprofondati?

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