ASPETTANDO IL POSTUMANO A MILANO

Grazie ad Annalisa e ai ragazzi e ragazze del master in beni culturali de Il Sole 24 ORE per questa intervista sul mio lavoro anche come operatore culturale e imprenditore.

 

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ASPETTANDO IL POSTUMANO A MILANO

di Annalisa Loliva

Waiting Posthuman Studio Walden Milano sono due progetti culturali milanesi che promuovono la pratica, lo sviluppo e la diffusione di attività legate al mondo della filosofia, dell’arte e dell’architettura al di fuori dei tradizionali circuiti economici e istituzionali. Si tratta di concrete dimostrazioni del fatto che la cultura si può sostenere in maniera endogena, grazie alla coraggiosa iniziativa imprenditoriale di singoli individui dalla mente illuminata come Leonardo Caffo. Il giovane filosofo e curatore di origini catanesi è il fondatore di queste interessanti proposte che si muovono entro la cornice degli studi sul postumanesimo, inteso come spazio in cui si tratteggia un’altra umanità, al di là di barriere individualistiche e antropocentriche.

Come funziona il progetto Walden Milano e come si sostiene? Walden Milano, che ho co-fondato nel 2017, è una via di mezzo tra un concept store, un caffè letterario con un public program continuo e un bistrot. Il programma, il cibo e le bevande sono ispirati a Il bene nelle cose (il Mulino 2014) di Emanuele Coccia, in cui il filosofo sostiene che lo spirito del mondo si sia spostato dalla filosofia agli oggetti, dalle divinità al design, dalle leggende al cibo. Walden usa ciò che guadagna per investire in eventi, mostre di giovani artisti emergenti, produzione di pubblicazioni o concerti e dj-set. Per me è come un libro che ho scritto: l’ho iniziato con tre amici d’infanzia e continuo a scriverlo con chi lo abita ogni giorno.

L’interno di Walden Milano

Di cosa si occupa Waiting Posthuman Studio? Quali sono i suoi progetti? Waiting Posthuman Studio è una no-profit milanese che ho fondato insieme all’architetta Azzurra Muzzonigro e all’artista Laura Cionci. È una piccola piattaforma curatoriale che lavora sia su commissione che su ricerca autonoma producendo design, mostre, eventi o architetture legate al concetto di postumano così come l’ho declinato nel mio libro Fragile Umanità (Einaudi, 2017). È l’ennesimo tentativo che compio nella vita per diffondere la filosofia con altri mezzi, come le produzioni contemporanee orientate dal design concettuale, portandola fuori dalla sola accademia. Negli anni abbiamo realizzato mobili, come le sedie ispirate al filosofo Thoreau per l’edizione 2018 del Salone del Mobile Milano, capanne sparse per l’isola di Ortigia in Sicilia su commissione del MADE Program, curato mostre, realizzato eventi e feste, scritto articoli e libri come Costruire futuri (Bompiani 2018) firmato da me e Azzurra con interventi di Adrian PaciStefano Boeri Amos Gitai. C’è chi ci scrive per un allestimento o un talk, e poi ci siamo noi che scegliamo temi di ricerca che negli anni hanno coinvolto curatori come Marianna Vecellio, giovani artisti interessanti come Luca De Leva, video maker come Alessandro Zangirolami.

Capanna dell’Introspezione del progetto Cabin-Out Ortigia

Cosa pensa della situazione del mercato dell’arte in Italia? È positivo che in Italia l’arte sia un motore economico importante. Sebbene non sia il Paese che spende o investe di più in questo settore, la situazione non è così fragile: grazie a collezionisti e imprenditori illuminati la ricerca artistica e concettuale va avanti a ritmi elevatissimi. Finché è anche l’arte, e non solo altro, a fari girare i soldi forse non tutto è perduto.

Come coniuga le sue due professioni di docente di filosofia e curatore? Insegno Filosofia del Progetto al Politecnico di Torino, Curatela II alla NABA di Milano ed Eco-design presso l’Accademia di Belle Arti di Siracusa. Così ho coniugato due professioni, che sono soprattutto passioni: la filosofia, con cui intuisco, conosco, analizzo una questione e la curatela, con cui cerco di risolverla, discuterla, esplorarla. In questo modo ho potuto ragionare con artisti, attraverso mostre o eventi diffusi, di teorie che sarebbero rimaste riservate al solo pubblico dei miei libri o articoli scientifici.

Quale crede che sia il punto d’incontro della filosofia con l’arte? Filosofia e arte si connettono nella produzione di stati di cose alternativi. Nel contemporaneo si sono fuse nella curatela, di cui mi occupo, che consiste nella capacità di orientare, comprendere, analizzare le condizioni di possibilità della produzione artistica nelle sue varie forme, dopo la destituzione parziale di concetti come quello di aura, tecnica e materiale. La filosofia dell’arte, così come la studio e insegno io, vede la possibilità di utilizzare le arti come un sistema extra-linguistico di comprensione del mondo e dell’umanità che anticipa stati di cose futuri, radicali e ancora minoritari.