Filosofie della Natura | Palazzo Ducale Genova

La filosofia nasce come pensiero della natura: Aristotele chiama “fisiologi” i pensatori pre-socratici che si occupavano della physis, della natura. Sono trascorsi circa 2600 anni da quando Talete, Anassimandro, Anassimene diedero forma alle prime riflessioni filosofiche attorno alla natura delle cose. Oggi, proprio mentre nelle università non si trova quasi più traccia di una filosofia della natura, sembra sempre più necessario riportare la filosofia a ricollegarsi con la propria origine e a riflettere sulla natura per misurarsi con una serie di sfide in cui è in gioco l’avvenire dei viventi e del pianeta Terra.

La necessità di tornare a una filosofia della natura è una necessità vitale in un doppio senso del termine “vitale”. E’ vitale perché sono in gioco l’avvenire della vita sul pianeta Terra e la stessa idea di vita e di rapporto tra i viventi tutti. Ma è vitale anche perché noi oggi non sappiamo letteralmente come vivere in mezzo alle sfide naturali che ci toccano da vicino. Come scrive Timothy Morton in Noi esseri ecologici: “Ci troviamo nel bel mezzo di eventi traumatici e tremendamente disorientanti come il riscaldamento globale e l’estinzione di massa, e non abbiamo uno straccio di idea di come vivere ciò”. Quando Morton scriveva quelle righe la pandemia del Covid non era ancora esplosa. Oggi le sue parole risultano ancora più attuali: non abbiamo uno straccio di idea di come vivere ciò che ci sta accadendo.

La scienza può, in parte, aiutarci a capire “cosa” sta accadendo, ma non sa indicarci una strada su come vivere ciò che sta accadendo, come ripensare l’idea stessa di vita e l’avvenire della vita a partire da ciò che accade. Questo è il compito urgente che spetta alla filosofia. 

Su questi temi, tra il 18 e il 22 febbraio 2021, nella cornice di Palazzo Ducale, si interrogheranno alcune delle figure più importanti del panorama filosofico nazionale e internazionale: da Emanuele Coccia a Francesca Romana Recchia Luciani, da Lucrezia Ercoli a Leonardo Caffo a Sergio Givone.


A cura di Simone Regazzoni